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mattia ciampicacigli

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dolce,simpatico,un pò pigro,curioso,viaggiatore,sognatore.....conoscetemi!!
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Resistenza

Critica e lotta aperta al qualunquismo conformista di questa società...sono un utopista?

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1/25/2008

Istantanea del BelPaese

Non ho ancora trovato le parole giuste per descrivervi tutta l'amarezza per quanto avvenuto in questo primo scorcio di 2008..Ho deciso di postarvi questa bella canzone di Francesco De Gregori,che secondo me rappresenta una bell'istantanea sul nostro fottuto bel paese..

mastella01g     32_bassolino antonio      Cuffaro 400     berlusconi1

Paese di terra terra di cani
Paese di terra e di polvere
Paese di pecore e pescecani
E fuoco sotto la cenere
Dentro le stanze del Potere l'Autorità
va a tavola con l'anarchia
Mentre il ritratto della Verità si sta squagliando
e la vernice va via
E il Pubblico spera che tutto ritorni com'era
che sia solo un fatto di tecnologia
E sotto gli occhi della Fraternità
la Libertà con un chiodo tortura la Democrazia

Paese di terra terra di fumo
paese di figli di donne di strada
E dove se rubi non muore nessuno
E dove il crimine paga
C'è un segno di gesso per terra
e la gente che sta a guardare
Qualcuno che accusa qualcuno
Però lo ha visto solamente passare
E nessuno ricorda la faccia del boia
è un ricordo spiacevole
E resta soltanto quel segno di gesso per terra
Però non c'è nessun colpevole

Paese di zucchero, terra di miele
Paese di terra di acqua e di grano
Paese di crescita in tempo reale
E piani urbanistici sotto al vulcano
Paese di ricchi e di esuberi
e tasse pagate dai poveri
E pane che cresce sugli alberi
e macchine in fila nel sole
Paese di banche, di treni di aerei di navi
che esplodono
Ancora in cerca d'autore
Paese di uomini tutti d'un pezzo
Che tutti hanno un prezzo
e niente c'ha valore

Paese di terra terra di sale
e valle senza più lacrime
Giardino d'Europa, stella e stivale
Papaveri e vipere e papere
dov'è finita la tua dolcezza famosa tanto tempo fa
E' chiusa a chiave dentro la tristezza
dei buchi neri delle tue città
Chissà se davvero esisteva una volta o se era una favola
o se tornerà
E però se potessi rinascere ancora
Preferirei non rinascere qua

 

Pizzo sella     ecom2   public_media_napoli rifiuti

napoli rifiuti

 

 

1/18/2008

Firma per i 67 "cattivi maestri"

Solidarietà ai docenti della Sapienza a difesa della laicità del sapere

Al Presidente della Repubblica Italiana Napolitano, al Rettore della Sapienza Guarini

Esprimiamo la nostra piena solidarietà e la nostra gratitudine ai docenti firmatari dell'appello affinché la partecipazione di Papa Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico venisse annullata.

Apprezziamo la sensibilità del Papa per aver declinato l'invito; non altrettanto si puo` dire del Rettore Renato Guarini, che si è mostrato inadatto al ruolo che ricopre, incapace di tutelare la laicità dell'Università e il dialogo universale. Inadempiente alle sue responsabilità di garante, ha posto i firmatari del suddetto appello nella scomoda posizione di dover supplire ai compiti di garanzia che gli sarebbero stati propri e determinato una spiacevolissima situazione.

Siamo inoltre stupiti ed amareggiati per la superficialità con cui esponenti politici e istituzionali di primo piano, tra cui dispiace in particolar modo dover annoverare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Ministro dell'Università Fabio Mussi, si sono uniti al linciaggio morale cui i firmatari dell'appello sono stati e sono tuttora sottoposti.

Infine, ci dichiariamo esterrefatti dalla devastante superficialità ed incompetenza di gran parte della stampa, che si è lanciata alla ricerca dello scoop nel migliore dei casi, o della strumentalizzazione politica nel piu` frequente. In particolare, è stato completamente stravolto il significato dell'appello, non certo inteso a tacitare una voce e a impedire il dialogo e il confronto, ma a tutelare il profondo significato storico e morale dell'inaugurazione dell'anno accademico, la piu` solenne cerimonia accademica, nella quale l'università celebra la libertà del sapere universale, idealmente libera da qualunque condizionamento e patronato.

Sincerely,

ricerca pubblica

http://www.petitiononline.com/386864c0/petition-sign.html?

View Current Signatures

1/17/2008

Il Gran rifiuto

Mi presento. Sono uno di quei "laicisti,antidemocratici"che ha imbavagliato il Papa alla Sapienza. In queste ore ho ricevuto commenti sul blog e su msn di amici e conoscenti che criticavano la mia posizione in merito alle vicende della mia università.
Premetto ricordando che rispetto doverosamente le opinioni di tutti. Tuttavia vorrei brevemente sintetizzare come si sono svolti veramente i fatti e esprimere alcune considerazioni a riguardo. D'altonde tutta l'informazione italiana si è dimostrata, ancora una volta, votata alla più totale mistificazione della realtà. Pronta come sempre a lavarci il cervello,senza raccontare la verità..o meglio tutta la verità.
 
L'invito del Magnifico Rettore Guarini, rivolto a Benedetto XVI, di partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico risale al novembre scorso. Già in quell'occasione si levò la prima critica, quella del Prof. Marcello Cini. Il Professore scrisse una lettera al Rettore in cui esprimeva la propria forte perplessità riguardo al fatto che un Papa fosse invitato ad una cerimonia, simbolicamente così importante, come l'inizio dell'anno accademico di un'università pubblica. Nessun rifiuto a priori del dialogo dunque, quanto piuttosto l'affermazione di un principio sacrosanto: la laicità e l'indipendenza (da qualsiasi condizionamento esterno) di un'istituzione come l'Università. Università come tempio della ragione e della ricerca scientifica libera, ma anche luogo per eccellenza del dialogo e del confronto tra opinioni diverse.
I miei critici potrebbero ora obiettare:"..ma se siete stati voi a non volere il dialogo con Ratzinger!". Questo è Falso. Una colossale bugia. Provo a dimostrarvelo.
 Alla dichiarazione di Marcello Cini ha fatto seguito una seconda lettera, quella dei famosi 67 "cattivi maestri" del Dipartimento di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali. Ebbene in quella lettera si criticava ovviamente la scelta del Rettore, ma si proponeva anche di modificare eventualmente la "scaletta"della cerimonia, prevedendo un reale dialogo tra due parti uguali: il Papa e uno scienziato laico,tra fede e ragione. E'stata fatta pertanto una richiesta apparentemente onesta e democratica: avere un vero contradditorio.
 Il Senato Accademico si è inspiegabilmente opposto a questa proposta. Evidentemente dimostrando di avere una concezione alquanto particolare di dialogo. Quella in cui ha diritto di espressione solo uno di più punti di vista, quello mediaticamente più forte.
 Badate,stamattina ho letto con interesse il discorso che avrebbe dovuto pronunciare Benedetto XVI, in qualità di "vescovo di Roma".
 Un testo ricco di riflessioni sulla "ricerca della Verità" e sulla "funzione dell'Università". Un discorso però al contempo carico di molti passaggi potenzialmente opinabili nella sede di un di dibattito ben moderato. Un dibattito che invece è stato negato ufficialmente, non prevedendo sin dall'origine, una controparte deputata a rappresentare con pari peso rispetto alla "Fede" la cosiddetta "Scienza e Filosofia Immanenti". Eppure questo non è tutto.
Martedì scorso, dopo l'occupazione del Rettorato da parte degli studenti, si era giunti ad un accordo tra Guarini e i Collettivi. Si è stabilito che quest'ultimi avrebbero potuto manifestare il proprio dissenso nell'area compresa tra la facoltà di Lettere e piazza della Minerva, in contemporanea allo svolgimento della cerimonia.
 La Città Universitaria sarebbe stata smilitarizzata e resa accessibile a tutti, chi voleva manifestare,chi voleva sentire il Papa, chi voleva studiare nelle facoltà. La sicurezza era garantita per tutti,ognuno avrebbe fatto la propria parte. Alle cinque del pomeriggio però arriva la conferma dalla Sala stampa vaticana: Ratzinger non parteciperà. Nelle motivazioni si legge:"verrei accolto da una comunità divisa, mi faccio da parte per il bene di quei ragazzi". Mai nessuna mossa fu più astuta, mediaticamente e politicamente parlando. Detto,fatto. La responsabilità del "gran rifiuto papale" viene immediatamente attribuita a professori e studenti dissenzienti, ignorando clamorosamente il punto che è stato proprio il Papa a sottrarsi al confronto per paura di contestazioni. Ratzinger è abituato ad accoglienze calorose, a bandierine sventolanti. Probabilmente alla Sapienza non sarebbe andata esattamente così..
In breve si è levato un coro (prevedibilissimo) di unanime sdegno da parte di tutto il mondo politico, con l'unica lodevole eccezione di Boselli e Bonino. Un'unica voce catastrofica:" in questo Paese non c'è più democrazia e tolleranza!". "Così imbavagliate la Chiesa". Quella Chiesa che ha quotidinamente potenti mezzi attraverso i quali esprimere la propria voce: Radio Vaticana,Avvenire,Osservatore Romano. Telegiornali omologati al servilismo di circostanza, pronti a gridare alla "vergogna nazionale". Paolo Mieli al TG1 ha parlato addirittura di "colossale figuraccia dell'Italia" su tutta la stampa interanzionale,cosa assolutamente non vera! La notizia è stata riassunta in molti casi in poche righe, a differenza del risalto attribuito alla questione rifiuti campani.
Uno sconfortante conformismo delle menti ben pensanti, che davvero rattrista. Un silenzio imbarazzantissimo, tranne poche eccezioni, di quegli intellettuali che si definiscono laici e liberali. Un silenzio ancor più disdicevole da parte della Sinistra italiana, anche qui con poche coraggiose voci controcorrente. Tra queste immancabile l'encomiabile Rossana Rossanda. Leggetevi il suo articolo sul Manifesto di ieri che vi pubblico qui di seguito..
 
 
Il primato che ritorna
Rossana Rossanda

Due giorni fa Joseph Ratzinger ha celebrato la messa nella cappella Sistina dando le spalle ai fedeli. Liturgia che il Vaticano II aveva sostituito con la celebrazione faccia a faccia perché non fosse un dialogo del sacerdote con dio, e i fedeli dietro, ma una celebrazione in comune. Ora si ritorna indietro. Da quando è papa ha riaperto ai lefebvriani, ha chiuso con il dialogo ecumenico all'interno stesso dell'area cristiana, ha negato nel non casuale lapsus culturale a Ratisbona, qualsiasi spiritualità all'islam, ha messo un alt all'avanzata di un sacerdozio femminile, ha ribadito l'obbligo del celibato per i sacerdoti, ha negato i sacramenti ai divorziati che si risposino, ha respinto nelle tenebre gli omosessuali, ha condannato non solo aborto e eutanasia, ma ogni forma di fecondazione assistita, ha interdetto la ricerca sugli embrioni, intervenendo ogni giorno direttamente o tramite i vescovi sulle politiche dello stato italiano. Tra un po' risaremo al Sillabo.
Sono scelte meditate, che significano un passo indietro rispetto al Concilio Vaticano II, che era stato un aprire le braccia all'intera comunità cristiana e oltre, a quel più vasto «popolo di dio» che era costituito, per il clero più illuminato, anche dai laici. Insomma, come Cristo la chiesa ridiscendeva fra la gente, e non saliva obbligatoriamente con lui sulla croce. Era stato Giovanni XXIII - un papa che non vantava grandi meriti teologici - a guardare con generosità alla crisi del cattolicesimo nel mondo moderno e a riaprirne i varchi. E ne venne un grande fervore, la crisi parve per breve tempo sciogliersi negli anni Sessanta. Ora si incancrenisce di nuovo basta leggere le preoccupate informazioni di Filippo Gentiloni sul posto che ha oggi la pratica del cattolicesimo fra gli italiani, e la crisi delle vocazioni che ne consegue.
E' con questo papa che l'intera sfera politica italiana, da destra a sinistra, a eccezione dei radicali, dialoga e compone, cedendo ogni giorno qualcosa di più. Già aveva cominciato Luigi Berlinguer a eludere il divieto costituzionale finanziando le scuole confessionali ma, se era una concessione, almeno non era il consenso a una perpetua interferenza. Che si è andata invece accentuando con Karol Woityla, dovunque le scelte politiche sfiorino il terreno della coscienza. Come se questa fosse dominio riservato alla religione, e perdipiù cattolica, e una coscienza laica non esistesse, o fosse di ordine inferiore.
Così ieri Giovanni Paolo II è stato invitato in quella sede eminentemente politica che è il Parlamento, cosa che ad Alcide de Gasperi non sarebbe mai venuta in mente e oggi Walter Veltroni trova che, Roma essendo sede del seggio pontificio, non è il caso di celebrarvi le unioni civili fra persone del medesimo sesso, e speriamo che non trovi maleducato continuare a celebrare quelle fra sessi diversi, ma maleducatamente civili. E l'università della capitale, dimentica che negli atenei nessuna autorità estranea, neppure i tedeschi occupanti aveva mai messo piede, invita Ratzinger - che ieri ha saggiamente rinunciato - a elargirle non so se parole o benedizioni, qualcuno sostenendo che sarebbe un sommo teologo l'autore delle due modeste encicliche su carità (o amore depurato da ogni eros) e speranza (nella salvezza), e d'un libro su Cristo che non ha fatto palpitare. Che la destra vaticana voglia la riconquista dello stato si capisce. Che questo le spalanchi le porte no. Inviterei Veltroni e la costituente del Pd a rileggere il dibattito del 1905 sulla separazione fra stato e chiesa. In essa Jaurès argomentava come essa costituisca la sola garanzia di libertà per l'uno e per l'altra. O in una democrazia postmoderna, postcomunista, riformista è più trend ispirarsi all'Opus Dei della signora Binetti?
 
 
1/11/2008

Papa Ratzinger alla Sapienza

Il prossimo giovedì 17 Gennaio si inaugura l'anno accademico del più grande ateneo d'Europa, La Sapienza di Roma. La solenne cerimonia, trasmessa in diretta dalla Rai, avrà come protagonista assoluto, oltre al sindaco Veltroni, un ospite d'eccezione: Joseph Ratzinger.
Benedetto XVI terrà una lectio magistralis molto probabilmente sulla moratoria contro la pena di morte, recentemente approvata dalle Nazioni Unite. Molti di voi sapranno che è proprio di quest'ultimissimi giorni la notizia di un ritorno alla ribalta del fronte antiabortista, alimentato tanto dalla curia vaticana quanto da un pretestuoso dibattito sulla stampa, volto ad equiparare pena di morte ed aborto. Giuliano Ferrara si è lanciato in questa crociata, suonando la grancassa dalle colonne del suo Foglio e riscoprendosi profondamente devoto. Il risultato è che oggi, a quasi trent'anni di distanza, la legge 194 in materia di IVG è nuovamente bersaglio di un vergognoso attacco da parte dell'episcopato e di alcuni esponenti politici. In un tale delicato scenario si inserisce questo importantissimo evento politico e mediatico.
Ci sono validissimi motivi per ritenere l'intervento del Papa in un'università pubblica della Repubblica, in una cerimonia così importante, una palese violazione del dettato costituzionale. Basti sottolineare che si tratta di una scelta assolutamente irrispettosa nei confronti di quelle centinaia di studenti e docenti che si professano laici o semplicemente di altre confessioni. Per non parlare di tutti quegli studenti e di quelle studentesse che rivendicano quotidianamente quei diritti negati e quella libertà sessuale e di genere che sistematicamente vengono condannate da un serpeggiante disgustoso dogmatismo clericale. La visita di Ratzinger nel tempio della ragione simboleggia poi, con tutta evidenza, il tentativo di equiparare scienza e fede, come se una fosse il naturale complemento dell'altra. No,non ci sto. Si sta superando ogni limite di decenza.
Con tutta sincerità, mi voglio rivolgere a tutti quei cattolici dotati di sufficiente apertura mentale. Sia chiaro, le mie parole sconcertate non vogliono risuonare come estreme o imbevute di ideologico laicismo. Lungi da me offendere gratuitamente chi non la pensa esattamente come il sottoscritto. Interpretatele semmai come un sacrosanto dovere. Il dovere di rivendicare quell'indipendenza delle istituzioni pubbliche, troppo spesso facilmente dimenticata, rispetto ad ogni forma di condizionamento esterno. Qualunque esso sia. O se preferite, bollatelo come un "singolare" modo di spendermi per un indefinito mio prossimo, magari diverso da me. Sono sicuro che saprete comprendermi. D'altronde, se non sbaglio, eravate proprio voi ad insegnarlo..
 
Al Magnifico Rettore
Prof. Renato Guarini
Sapienza, Università di Roma
 
 
Magnifico Rettore,
con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l'intervento di papa Benedetto XVI all'Inaugurazione dell'Anno Accademico alla Sapienza.
Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: «All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto». Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato.
Le porgiamo doverosi saluti,

Gabriella Augusti Tocco, Luciano M. Barone, Carlo Bernardini, Maria Grazia Betti, Enrico Bonatti, Maurizio Bonori, Federico Bordi, Bruno Borgia, Vanda Bouche', Marco Cacciani, Francesco Calogero, Paolo Calvani, Paolo Camiz, Mario Capizzi, Antonio Capone, Sergio Caprara, Marzio Cassandro, Claudio Castellani, Flippo Cesi, Guido Ciapetti, Giovanni Ciccotti, Guido Corbo', Carlo Cosmelli, Antonio Degasperis. Francesco De Luca, Francesco De Martini, Giovanni Destro-Bisol, Carlo Di Castro, Carlo Doglioni, Massimo Falcioni, Bernardo Favini, Valeria Ferrari, Fernando Ferroni,  Andrea Frova, Marco Grilli, Maria Grazia Ianniello, Egidio Longo, Stefano Lupi, Maurizio Lusignoli, Luciano Maiani, Carlo Mariani, Enzo Marinari, Paola Maselli, Enrico Massaro, Paolo Mataloni, Mario Mattioli, Giovanni Organtini, Paola Paggi, Giorgio Parisi, Gianni Penso, Silvano Petrarca, Giancarlo Poiana, Federico Ricci Tersenghi, Giovanni Rosa, Enzo Scandurra, Massimo Testa, Brunello Tirozzi, Rita Vargiu, Miguel A. Virasoro, Angelo Vulpiani, Lucia Zanello.

testa_sapienza

 
tratta dal quotidiano Il Manifesto..

Se la Sapienza chiama il papa e lascia a casa Mussi

Marcello Cini


Signor Rettore, apprendo da una nota del primo novembre dell'agenzia di stampa Apcom che recita: «è cambiato il programma dell'inaugurazione del 705esimo Anno Accademico dell'università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi a ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell'Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».
Come professore emerito dell'università La Sapienza - ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla mia chiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini e Enrico Persico - non posso non esprimere pubblicamente la mia indignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23 ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca di nascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmente l'obiettivo politico e mediatico.

Non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Un cattolico democratico - rappresentato per tutti dall'esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica - non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull'incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università - da più 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza dalla Sua iniziativa.
Sul piano formale, prima di tutto. Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c'è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali. Ignoro lo statuto dell'università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell'ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis, tenuta in una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo uffizio, a una spartizione di sfere di competenza tra l'Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più.
Sul piano sostanziale poi le implicazioni sarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo proprio dal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona, dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella di Roma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più. «Nel profondo... si tratta - cito testualmente - dell'incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall'intima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire "con il logos" è contrario alla natura di Dio».
Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall'accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah - attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all'imprevedibile irrazionalità del secondo - che sarebbe a sua volta all'origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggio sostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell'Inquisizione che i cristiani hanno regalato al mondo. Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali - conclude infatti il papa - con l'intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda (sul perché di questo dato di fatto) esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare - alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l'ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell'umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccettabile del nostro ascoltare e rispondere».
Al di là di queste circonlocuzioni il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l'ex capo del Sant'uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a esso compete. Che è sempre stato e continua a essere l'espropriazione della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendica l'esclusività della mediazione fra l'umano e il divino. Un'appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l'integrità morale di ogni individuo.
Ha tuttavia cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l'effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l'appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo - condotto tra l'altro attraverso una maldestra negazione dell'evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell'avversario - di ricondurre la scienza sotto la pseudorazionalità dei dogmi della religione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria darwiniana dell'evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?
Non riesco a capire, quindi, le motivazioni della Sua proposta tanto improvvida e lesiva dell'immagine de La Sapienza nel mondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcorata della visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria») subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, sarà comunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si può pretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l'Anno Accademico dell'Università La Sapienza».
Congratulazioni, signor Rettore. Il Suo ritratto resterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come simbolo dell'autonomia della cultura e del progresso delle scienze.
 
  

papa_ratzinger

11/3/2007

..Inquietudini sulla società..

Viviamo in una società sempre più inquieta, diffidente,impaurita, precaria. L'insicurezza è ormai la nostra misura quotidiana, a tal punto che molti di noi stanno perdendo speranza nel proprio futuro.
Le istituzioni, la politica, le varie forme di rappresentanza le percepiamo, sempre più, come entità astratte, lontane anni luce dai nostri bisogni,dalle nostre esistenze quotidiane. Quanti di noi vorrebbero cambiare radicalmente questo sistema, quanti di noi vorrebbero essere protagonisti nel governare tutte quelle fulminee trasformazioni che investono in pieno le nostre vite. Eppure siamo come incatenati da un qualcosa che ci frena irrimediabilmente. Preferiamo di gran lunga rinchiuderci nel nostro cantuccio, disincantati, disillusi, convinti che tanto comunque il nostro apporto sarebbe inutile. Paghiamo un prezzo alto per questa scelta: la progressiva compressione dei diritti fondamentali nostri e altrui. 
Intanto sia la Cultura che la Legalità sono ormai ben poca cosa in questo paese, anzi sembra quasi di perder tempo nel difenderle, quasi che l'unico obiettivo a noi  rimasto sia quello di accumulare, costi quel che costi, becera ricchezza materiale. Siamo nient'altro che esseri omologati al pensiero di più facile comprensione, immediato e dominante. 
I Media svolgono un ruolo fondamentale nel semplificare i nostri pensieri, in queste ore esaltano un solo problema: la sicurezza. I riflettori si accendono e si spengono molto velocemente su questa o quell'emergenza,conta solo la spettacolarità, lo scoop. Perchè stupirsi? Noi viviamo in simbiosi con i Media, ci lasciamo rassicurare da essi. Sono i telegiornali a plasmare i nostri cervelli, a dettare l'agenda di priorità di questo BelPaese.
La classe politica fonda tutte le sue scelte su presunti sondaggi d'opinione. Conta la sola visibiltà, far parlare di sè,alla ricerca disperata del consenso. Si dimentica quello che al contrario dovrebbe essere il suo unico compito: governare la Complessità del reale.
Il tempo passa e la società contemporanea, badate bene non solo quella italiana, perde di vista la propria meta: il Cambiamento.
Manca un qualsivoglia disegno, mi accontenterei anche di un semplice schizzo, del tracciato che si ha intenzione di percorrere come comunità. Per curiosità, provate a chiedervi quali sono le domande esistenziali che le donne e gli uomini di questo mondo si pongono al mattino? Servirà a qualcosa la mia istruzione?Troverò un lavoro stabile e un paga dignitosa che mi permetta di arrivare a fine mese? Riuscirò a pagare il mutuo o ad affittare un appartamento?Riuscirò a realizzare i miei sogni? Oppure sarò travolto dallo spettro dell'eterna Precarietà, quella precarietà che impedisce di progettare compiutamente la mia vita? Queste sono domande comuni ai più. Trovare le risposte, al contrario, è impresa assai più difficile. Si ragiona seguendo i propri personali interessi. Il Mercato e il Capitale, coerentemente, rispondono a loro modo con la logica del profitto e della concorrenza. E la politica come risponde? Si mostra ferma, intimorita, ripiegata sulla realtà, oserei dire "privatizzata". Provate a parlare di equità distributiva, di solidarietà sociale, di crescita economica pulita, di difesa dei beni comuni pubblici, in poche parole a dipingere un'Altra Econonia per un'Altro Mondo, beh sarete bollati come eretici! Nelle Università come nelle stanze del Potere..
Ho accennato prima ad altri due temi di strettissima attualità. Sicurezza e Legalità. Due binari che corrono paralleli,o almeno dovrebbero in un paese civile e demoratico.Consideriamo i loro opposti insicurezza e illegalità; ebbene anch' esse si autoalimentano vicendevolmente generando paura..soprattutto nei confronti di chi non è come noi. La Diversità incute timore e viene immediatamente percepita dai più come un pericolo e non come una risorsa. Pensate per un attimo all'America dell'11 settembre,all'incubo terrorismo globale. Bush e la sua criminale amministrazione hanno calvacato abilmente l'onda del conflitto di civiltà, scatenando due guerre tuttora irrisolte, in barba alla legalità internazionale. Oggi attraversano una crisi di consenso, eppure inizialmente avevano il vento in poppa!
Le disuguaglianze sociali, e la disperazione che esse provocano, vengono spesse volte dimenticate. L'egoismo spadroneggia. Gli interessi dei grandi potentati sono troppo importanti per perdere tempo con inutili facezie, meglio nascondere la povere sotto al tappeto. Purtroppo la polvere, a furia di essere nascosta, finisce per montare e riaffiorare più copiosa di prima.
Come ieri si crocefiggevano gli albanesi, oggi sono i rumeni ad occupare le prime pagine. Saprete benissimo che quest'ultimi sono diventati cittadini comunitari  due anni fa, lo sono diventati con il beneplacet delle grandi imprese italiane ed europee, già pronte a leccarsi i baffi per l'esercito di manodopera a basso costo che di lì a poco avrebbe inondato l'Unione Europea.
 La legge della concorrenza è l'unica in vigore, l'abbattimento di salari e diritti procede nella più totale indifferenza ed ecco che il piatto è servito! Gli immigrati sono considerate come merce preziosa, fintanto che non saltano gli equilibri e non subentra la criminalità. Un batter d'occhio e tutti i rumeni,tutti gli immigrati sono additati indiscriminatamente come il principale pericolo pubblico.
 La destra ha gioco facile e  sguazza nell'oro, ahimè ciò che sconcerta è come la sinistra la voglia rincorrere sul suo stesso terreno, soffocata com'è dal dilemma irrisolto: integrazione o tolleranza zero?  Ciò che più amareggia è il fatto che prima concorriamo silenziosamente ad allargare le disparità tra economie e poi ci laviamo frettolosamente le mani. Non siamo forse anche noi responsabili, seppur indirettamente dei flussi migratori?Tanto con le politiche economiche globali quanto con le nostre organizzazioni mafiose che lucrano su centinaia di migliaia di disperati. Per favore non prendiamoci in giro, sappiamo tutti che la sicurezza è un bene che non ha colore o appartenenza , è un diritto anche di quegli immigrati che nel nostro paese lavorano onestamente. Sappiamo perfettamente, al contempo, che non sarà certamente con la sola intolleranza che risolveremo questo dramma. Cari Amato e Veltroni, inasprire le pene servirà a poco, se non si provvederà ad un serio percorso di recupero socio-culturale e di educazione alla legalità. Sarà del tutto inutile se contemporaneamente, in sede europea, non si adotteranno  politiche di drastica riduzione della povertà e non si doteranno i paesi d'emigrazione dei mezzi necessari a neutralizzare la delinquenza. 
Prima dell'indulto, provvedimento che nonostante tutto difendo, Mastella ci diceva:"costruiremo nuove carceri, riformeremo il sistema penitenziario!". Parole al vento. Una grandissima occasione mancata. Purtroppo tra pochi mesi le celle saranno, inevitabilmente, di nuovo stracolme di pezzenti che nel frattempo non saranno stati rieducati. Saremo punto a capo, chiusi in un circolo vizioso. 
Permettetemi infine di esprimere un pensiero speciale per noi Italiani, per quel popolo che, almeno a parole, ha così cara la legalità, ma è pronto ad evadere in ogni modo il fisco, a pagare in nero, a tollerare i morti sul lavoro, a proteggere nell'omertà i malaffari delle mafie, a pagare il pizzo, a non combattere il bullismo nelle scuole, a dimenticare quotidianamente il minimo senso dello Stato e della collettività. Un pò più di dignità, non chiedo la luna.
 
 

orchestra piazza vittorio